Farfallini, spille e work in progress
Dal fascino dello smoking alle reminiscenze culturali di Stranger Things. Poi gli small business, quelli che un tempo nascevano su Tiktok.
7 minuti. Di eleganza maschile ai Golden Globes, delle 3 cose di Stranger Things che mi hanno irretito, di MFW Uomo e di Fondazione Sozzani. Si nomina anche WithoutStupidLabel, Numero96 e quel mondo di small business nato qualche anno fa con le piattaforme. Per finire, un tributo alla mia community e Letizianews Letter si allarga: dai, sù, facciamole spazio.
Cosa ci può essere di nuovo parlando di smoking? Ai Golden Globes, spille preziose sui revers e cravattini speciali da tutte le parti … Gli attori mi hanno conquistato, ma i loro tuxedo con varianti di più. L’ evento di Los Angeles che insieme ai Critics Choice Awards apre l’anno con le premiazioni dei migliori film e serie internazionali, mi ha affascinato per la moda uomo: cosa ci può essere di nuovo quando si parla di smoking? Signori miei… moltissimo.
Dai revers giganti di Dolce&Gabbana per Patrick Schwarzenegger, allo smoking indossato da Colman Domingo con ricami di foglie silver creato da Alessandro Michele per Valentino … le variazioni e i dettagli di stile non sono mancati. Il mio preferito è stato…. non ve lo dico! Guardate il video, il mio amore è alla fine e so che in molti sarete d’accordo con me.
La moda maschile gioca spesso sul rigore, il senso dell’eleganza è sottile… siamo ben lontani dalle possibilità della moda femminile ma è per questo che mi ha affascinato da sempre, soprattutto negli anni di lavoro su Dlui . E che i dettagli facciano la differenza lo sanno bene anche le stylist… sul red carpet, spille preziose da Boucheron a Tiffany&Co, e cravattini speciali da tutte le parti.
Ho ancora voglia di parlare di Stranger Things. zChe furbacchioni questi fratelli Duffers, che hanno fatto coincidere l’uscita dell’ultima serie della saga nel momento delle vacanze di Natale e così hanno conquistato tutti, pure me, che in questi anni ne ero stata ben lontana ( il debutto della prima serie è del 2016). Il mio verdetto? A volte ho perso un po’ il filo ( diciamo seconda e terza serie) ma mi ha irretito per i profondi rimandi visivi, culturali e estetici.
Quel mondo fantasy con reminiscenze al Signore degli Anelli e a The Neverending Story mi è parso familiare e non alieno e inoltre, si inserisce perfettamente nella vita quotidiana di quella middle class americana che mi aveva già conquistato con ET di Spielberg o Stand by me di Rob Reiner.
La musica, che scandisce, episodio dopo episodio, gli avvenimenti, fino a esserne parte integrante: non solo Kate Bush ma anche, tra gli altri, Fleetwood Mac, David Bowie e il glorioso Prince con Purple Rain.
Il costume design, che dalla terza serie in poi è stato curato da Amy Parris: lei ha fatto un lavoro straordinario, parola mia che negli anni Ottanta c’ero. Penso a Billy il tamarro con la sua divisa jeans su jeans o Mike Wheeler con il suo taglio di capelli a caschetto, l’orologio Casio e lo zainetto sempre presente. La Parris è andata anche negli archivi Benetton (con cui poi è nata anche una capsule collection uscita un paio di mesi fa) per recuperare pezzi vintage che sono diventati le divise di alcuni personaggi di questa ultima serie, come la felpa grigia di Undici, portata con pantaloni da jogging insieme agli shorts rossi oppure la salopette di velluto a fiori di Holly.
Stranger Things, è per me una vera e propria documentazione visiva di quegli anni Ottanta che sono stati uno spartiacque fondante per la moda, un periodo seminale di tutto quello che racconto nei miei profili digitali e nei miei corsi nelle scuole. Così come, in altri termini, lo è stata anche Pose, con tutta la cultura delle ball rooms di New York (e quello che succedeva in città in quel momento storico, Aids compresa). Entrambe le serie raccontano gli anni Ottanta in maniera approfondita, anche se in ambiti diversi (e Pose sfocia anche negli anni Novanta) e quindi, se tra chi mi legge c’è qualche studente… approfittatene! Guardatele entrambe, e l’iconografia di quel decennio vi sarà chiara all’istante.
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Il passaggio generazionale nella moda: una faccenda seria per l’Italia. Siamo un paese la cui tradizione manifatturiera spesso è nata e si è tramandata a livello familiare e siamo in quel delicato momento in cui, per motivi anagrafici, molte aziende si ritrovano a dover organizzare il proprio futuro.
La famiglia Prada sembra stia preparandosi al meglio, senza colpi da teatro ma a piccoli passi: con un figlio prescelto che negli anni ha gradatamente preso spazio all’interno del gruppo. Dopo aver iniziato nel 2019 come direttore marketing ed essere passato nel 2020 alla guida della Corporate Social Responsability, Lorenzo Bertelli da gennaio 2026 è a tutti gli effetti presidente esecutivo di Versace, il cui acquisto dalla Capri Holding è stato ultimato a dicembre.
Prendersi tempo per conoscere e decidere… così Bertelli jr aveva dichiarato prima dell’ufficializzazione dell’ avvenuta acquisizione di Versace… Il resto è storia… tempo due giorni e Dario Vitale era OUT. Difficile non pensare che questa decisione brutale sia dovuta anche a diatribe interne. A me era piaciuto il suo sguardo sulla Versace, corrispondeva a uno sguardo laterale sull’archivio del marchio, un occhio fresco ma soprattutto, finalmente, un nome nuovo alla ribalta, ma è inutile piangerci su. Questo appunto su di lui, anche se la notizia è già consumata e conosciuta da tutti, è più che altro un saluto e un augurio di ritrovarlo presto da qualche parte. Ne sono certa, di sicurò non sparirà.
Sembra preistoria. Era il 2020 quando sono approdata su TikTok, un periodo d’oro soprattutto pensando a come poi la piattaforma si è trasformata. Agli inizi era veramente una possibilità di lancio per le piccole attività nate nelle camerette o negli scantinati, e ho sempre guardato con curiosità e affetto queste realtà che si facevano conoscere attraverso video spontanei e comunicazione digitale. Vi nomino Amore di Camilla Clemente, o BiSilver di Beatrice Rinaldi (che ho ritrovato qualche mese fa nel suo pop up milanese), ma ricordo anche che nel 2022 avevo scritto un articolo per Donna Moderna, raccontando questo mondo in crescita e includendo diversi altri nomi. Poi, più recentemente, sono entrata in contatto con il bravissimo Alberto di Without Stupid Label: qualità eccellente, ricerca e soprattutto slow time nello sviluppo dei suoi modelli, perché finché non sono come li vuole lui non escono.
E ora è la volta di Numero96. Qui mi affascina il pensiero e la comunicazione. Il piccolissimo brand mono prodotto di camicie è stato fondato da Elena D’Alterio, 29 anni, di Napoli. Lavorando su prodotti liberi da codici estetici imposti, lei ci vuole vestire tutte. Senza limiti di taglia e di fisici. Il prezzo è corretto, e dopo averla conosciuta durante la visita off line con la mia community all’Armani Silos, ho iniziato a seguirla e a conoscerla un pochino di più. Forza Elena, c’è ancora tanto da fare ma ho fiducia in te e continuerò a seguire le tue evoluzioni con affetto!
Oggi, venerdì 16 gennaio, comincia la nostra striminzita MFW Uomo, che nonostante l’assenza di grandi brand (che ritroveremo in co-ed con la donna a febbraio) potrebbe essere interessante perché, come ormai da qualche stagione, c’è spazio per i talenti emergenti. La Fondazione Sozzani di via Bovisasca è ormai il contraltare delle classiche location e supportata da Camera Nazionale della Moda Italiana è diventata lo spazio ufficiale per le nuove generazioni. Al suo interno sfileranno i brand David Catalán, Domenico Orefice, Mieguel Vieira, Pronounce e Simon Cracker, mentre i brand Bottega Bernard, Cascinelli, Maragno, Moarno, MTL Studio, Pecoranera e Sagaboi presenteranno lì le loro collezioni. Fondazione Sozzani è un posto speciale, è sempre più, evidente ed è anche un luogo dove si sta bene… Nonostante sia in Bovisasca, lontanissima da tutto, anzi… che sia proprio per questo?
My community is better than your, questa è la verità. Vado LIVE su TikTok una volta alla settimana alle 9 di sera… il gruppetto di affezionati capitanato da UnicornoEpilettico c’è sempre (e non vi nomino uno a uno solo perché le liste sono noiose) e io perdo il filo a starvi dietro, le domande vanno a me, però poi vi rispondete tra di voi, siete un FIUME IN PIENA però riusciamo ad arrivare compatti ai saluti finali a quel “ momento della tisana” intorno alle 22.30. Siete divertenti, interessanti, preparati , curiosi, arguti e a volte sì, anche un po’ pettegoli, ed è così che a volte accade - ma solo a volte- che si cada in quelle che Giuliana Matarrese definirebbe chiacchiere da sagrato della chiesa.. IO VI AMO, period.
Aggiornamenti: dalla prossima puntata Letizianews si allarga. Io continuerò a approfondire i contenuti partendo dai video pubblicati sulla piattaforma, mentre Irene Vanacore, giovane scrivente appassionata di moda (collabora già sulla parte digitale di un importante fashion magazine) ci racconterà quello che c’è da conoscere nel panorama degli emergenti. Quindi MFW sarà preziosa: in questi giorni proveremo a essere dappertutto per mettere in saccoccia il più possibile. Credo che l’aiuto di una penna Gen Z possa contribuire a rendere Letizianews Letter sempre più interessante: lo capiremo insieme.
Grazie di essere arrivati fin qui!
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